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NICOLA INSARDA’: IN AIDA ONLUS GRAZIE A MIO PADRE E MIO ZIO. UN VOLONTARIO FRUTTO DEL “SETTORE GIOVANILE".

  • associazioneaida
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min
NICOLA INSARDA' DIRIGENTE AIDA ONLUS
NICOLA INSARDA' DIRIGENTE AIDA ONLUS

DOMANDA: "Nel corso degli ultimi anni, l'approccio alla disabilità nel Terzo Settore si è spostato dal puro supporto assistenziale alla promozione dell'autonomia. Quali sono, secondo la vostra esperienza, i progetti che hanno realmente permesso alle persone con disabilità di diventare protagoniste della propria vita?"


RISPOSTA: Fortunatamente con il tempo si è capito che chi ha delle fragilità non deve essere visto come una persona con necessità di assistenza vita natural durante, ma che spesso si può riuscire a dare una mano a rimettersi in gioco e a ritrovare un’autonomia persa o mai avuta e che non bisogna arrendersi alle difficoltà e agli ostacoli che ci vengono mostrati.

Penso che in questo senso funzionino molto bene le iniziative delle imprese sociali, come il famosissimo PizzAut, una realtà che è riuscita a fornire lavoro e a permettere di creare valore a persone per cui, in molti casi, la collettività aveva perso ogni speranza di integrazione economico sociale, un’esperienza non solo per loro ma anche per chi non ci credeva.


DOMANDA: Barriere architettoniche vs. Barriere culturali

"Spesso ci si concentra molto sull'abbattimento delle barriere fisiche, ma quelle mentali e culturali restano le più difficili da superare. Quali sono i pregiudizi più radicati che riscontrate ancora oggi nel mondo del lavoro o nella socialità, e come la vostra organizzazione lavora per scardinarli?"


RISPOSTA: Sicuramente è ancora fortemente radicato il sentimento dello strano, del diverso, difficile da cancellare non solo nei confronti delle disabilità ma in tutto quello che ci circonda.

È fondamentale l’operato dell’Aida in questo campo non solo nei confronti dei soggetti più fragili ma soprattutto nell’”educare” all’inclusione di quelle persone che hanno sempre visto questo mondo con diffidenza.

 È importante educare all’inclusività non solo il privato ma anche le aziende, è facile assumere un dipendente con fragilità, ma difficile è farlo integrare nel gruppo di lavoro evitando discriminazioni tra i colleghi.


DOMANDA: Il tuo rapporto con il mondo della disabilità e l’impegno in AIDA onlus


RISPOSTA: Mi ritengo un ragazzo fortunato perché sono sempre stato circondato da persone che mi hanno insegnato i valori di una comunità, ciò comprende inclusione e accettazione, nel bene e nel male, di tutti coloro che ad un primo sguardo possono sembrare diversi, ma che poi con uno sguardo più attento ci rendiamo conto essere esattamente come noi anche se con fragilità diverse.

 Grazie all’Aida io, come penso molti altri volontari e non, abbiamo imparato che volontariato non significa solo dare, ma soprattutto ricevere tutta la gratitudine e soprattutto l’affetto da chi, spesso discriminato, trova in te un amico e un sostegno.

Nel mio piccolo, spesso dietro le quinte, di cerco di trovare un modo per regalare un sorriso o una speranza a chi, soprattutto le famiglie, non ne ha più.


DOMANDA: Il "Dopo di Noi": la gestione del futuro


RISPOSTA: "Una delle preoccupazioni maggiori per le famiglie è il futuro dei propri cari quando i genitori non ci saranno più. A che punto siamo in Italia con l'attuazione delle soluzioni per il 'Dopo di Noi' e quali modelli di co-housing o residenzialità leggera ritenete più efficaci?"

Il dopo di noi e il co-housing sono iniziative incredibili e con una finalità unica e preziosa. Purtroppo non siamo ancora pronti al 100% come paese, vuoi per la capacità di Comuni e Regioni di sfruttare i fondi stanziati, vuoi per la difficoltà della burocrazia con cui si scontrano le famiglie, il risultato è che la distribuzione di questa fantastica iniziativa è diffusa a macchia di leopardo.

La priorità da parte dei volontari deve essere sicuramente di supporto alle famiglie nel “durante noi” in modo da supportarli anche nel dialogo con la pubblica amministrazione per garantire un passaggio al “dopo di noi” senza traumi.

A mio parere per concludere il metodo migliore di co-housing è quello dei micro condomini solidali in modo che si possa garantire sia il legame con la comunità, e l’aiuto reciproco, sia dare la possibilità di cercare per quanto possibile di avere una propria “indipendenza” e individualità.


 DOMANDA: Tecnologia e Innovazione Sociale


RISPOSTA: "Dalle tecnologie assistive all'intelligenza artificiale, l'innovazione offre strumenti incredibili per l'inclusione. Quanto è importante, in questo processo, mantenere al centro il fattore umano?"

Sicuramente oggi è fondamentale che il sociale vada di pari passo con la tecnologia.

Ovviamente l’aiuto dell’IA nell’inclusione, così come nel resto della quotidianità, è nullo se non supportato dall’intervento dell’uomo che, al momento, è ancora il fondamento su cui si basano i rapporti interpersonali non solo nei confronti delle disabilità ma tra tutte le diversità presenti nel nostro paese, influenzando la collettività nel privato, nella condivisione e nel reciproco aiuto.

Credo che come oggi l’IA non riuscirà mai a emulare i sentimenti o a trasmetterli agli altri, o almeno lo spero, e in virtù di questo il nostro ruolo rimane non solo come impegno nei confronti di chi ha più bisogno ma anche per il bene che possiamo ricevere indietro.

RENO INSARDA' - ROCCO INSARDA'- EVARISTO BECCALOSSI- NICOLA INSARDA'
RENO INSARDA' - ROCCO INSARDA'- EVARISTO BECCALOSSI- NICOLA INSARDA'

 
 
 

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