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NANDINO MORABITO: UNA VITA DEDICATA ALL'A.I.D.A. ONLUS

  • associazioneaida
  • 1 ora fa
  • Tempo di lettura: 3 min
NANDINO MORABITO TESORIERE AIDA
NANDINO MORABITO TESORIERE AIDA

DOMANDA: "In un settore spesso frammentato, come si riesce a bilanciare la gestione burocratica e la ricerca di fondi con la necessità di restare focalizzati sulla missione umana?"

RISPOSTA: Spesso vediamo le scartoffie come tempo tolto alla missione.

Tuttavia, in un settore frammentato, la trasparenza burocratica è ciò che costruisce la fiducia.

DOMANDA: Sulla co-progettazione: "Quanto è cambiato il rapporto con le istituzioni pubbliche?

RISPOSTA: In passato, il rapporto era mediato quasi esclusivamente dall'appalto (il bando di gara).

L'istituzione decideva il bisogno e metteva a gara la soluzione.

Oggi con la co-progettazione, l'ente pubblico riconosce di non avere tutte le risposte.

Il terzo settore non è più un fornitore, ma un partner strategico che siede al tavolo fin dalla fase di analisi del bisogno.

DOMANDA: Oggi il Terzo Settore è visto come un partner strategico nella progettazione dei servizi o ancora solo come un 'esecutore'?"

RISPOSTA: Siamo in una fase di transizione profonda, quasi un "limbo" normativo e culturale. La risposta onesta è: teoricamente è un partner, ma praticamente è spesso ancora un esecutore. 

DOMANDA: Sull'innovazione sociale: "Qual è una soluzione innovativa o un modello di welfare generativo che hai visto funzionare bene e che meriterebbe di essere replicato su larga scala?"

RISPOSTA: Nel welfare tradizionale, se una persona ha una fragilità (disabilità, salute mentale, dipendenze), spesso viene inserita in una struttura standardizzata.

Il welfare generativo, invece, assegna alla persona un Budget di Salute.

  • Come funziona: Le risorse economiche non vanno alla struttura, ma "seguono" la persona. Queste risorse vengono usate per costruire un progetto personalizzato che include casa, lavoro, socialità e cure.

  • Perché è innovativo: Trasforma l'utente da oggetto di cure a protagonista della propria vita.

  • DOMANDA: Sui caregiver e le famiglie: "Il Terzo Settore spesso arriva dove lo Stato manca. Come supportate non solo la persona con disabilità, ma l'intero nucleo familiare per evitare l'isolamento sociale?"

  • RISPOSTA: Il Terzo Settore ha capito una verità fondamentale che il sistema sanitario faticano ancora a metabolizzare: la disabilità non è mai un fatto individuale, ma un evento che coinvolge l'intero ecosistema familiare. 

  • Se "crolla" il caregiver, crolla l'intero sistema di cura.

    Per evitare l'isolamento e garantire un welfare davvero umano, il Terzo Settore agisce su quattro livelli d'intervento:

    1. Il "Sollievo" non è solo riposo, è ossigeno

    Spesso le famiglie vivono in uno stato di allerta costante.

  • Il supporto innovativo non si limita a mandare un operatore a casa, ma crea spazi di "Respiro".

    Soluzioni: Centri diurni flessibili, weekend di autonomia per la persona con disabilità e servizi di "care-sharing" dove le famiglie si supportano a vicenda, permettendo ai genitori o ai fratelli di riappropriarsi del proprio tempo libero senza sensi di colpa.

  • DOMANDA: Sul ricambio generazionale: "Come state coinvolgendo le nuove generazioni nel volontariato o nel lavoro professionale nel sociale, per evitare che preziose competenze vadano perdute

  • RISPOSTA: I giovani oggi non si avvicinano al sociale per semplice spirito di sacrificio, ma per ricerca di senso e acquisizione di competenze.

  •  Progetti di volontariato a breve termine e ad alto impatto (micro-volunteering).

  • Invece di chiedere un impegno "a vita", si coinvolgono i ragazzi in sfide specifiche (es. una campagna social, un progetto di riqualificazione urbana) dove possono vedere subito il risultato del loro contributo.

    Non sono solo i senior a dover insegnare ai junior.

  • Il passaggio di competenze deve essere a doppia corsia.

    Il professionista esperto trasmette il know-how relazionale e la memoria storica; il giovane trasmette competenze su nuovi linguaggi, tecnologie e modelli di consumo sostenibile.

  • Questo fa sentire i giovani protagonisti attivi e non solo "apprendisti" in attesa del proprio turno.

  • In sintesi: I giovani non sono meno solidali dei loro genitori, sono solo più selettivi.

  • Si coinvolgono se sentono che la loro voce conta oggi, non tra vent'anni, e se il sociale viene presentato come un laboratorio di futuro, non come un museo del passato.

 
 
 

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