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ROSA ROMEO: DA 22 ANNI AL SERVIZIO DEL TERZO SETTORE

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  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 5 min
ROSA ROMEO SEGRETARIO AIDA ONLUS
ROSA ROMEO SEGRETARIO AIDA ONLUS

DOMANDA:

ROSA, partiamo dall'inizio. In qualità di socio fondatore, qual è stata la spinta profonda e la scintilla che vi ha portato a dare vita ad AIDA Onlus? Guardando indietro, quali erano le priorità di allora e come si sono evolute nel tempo?"

RISPOSTA:

È una domanda che tocca il cuore stesso della nostra storia.

La spinta profonda è nata da un’esigenza tanto semplice quanto dirompente: non potevamo più restare a guardare. La vera scintilla è stata la volontà di abbattere quelle barriere – fisiche, culturali e sociali – che troppo spesso isolano le persone, in particolare i giovani e chi vive in condizioni di vulnerabilità.

Volevamo creare un sistema in cui l'inclusione non fosse solo una bella parola da statuto, ma una pratica quotidiana, tangibile e accessibile a tutti, partendo proprio dal potere aggregativo dello sport e della ricerca scientifica.

DOMANDA:

Il ruolo e le sfide quotidiane. ​"Come Segretario dell'associazione, lei ha una visione d'insieme fondamentale sulla gestione operativa e sui progetti. Quali sono le sfide più complesse che vi trovate ad affrontare oggi per garantire continuità al vostro supporto e per far sentire la voce delle persone diversamente abili?"

RISPOSTA:

Questa è una domanda che sposta l'accento dalla visione ideale alla complessità della macchina organizzativa.

Come Segretario, il mio compito è proprio questo: far sì che i grandi valori di AIDA si traducano in azioni concrete, efficienti e sostenibili ogni singolo giorno.

Non è sempre facile, perché la gestione operativa del Terzo Settore oggi somiglia a quella di una vera e propria impresa sociale, ma con tutele e risorse decisamente diverse.

La sfida quotidiana più grande è garantire la continuità del supporto.

I bisogni delle persone con disabilità e delle loro famiglie non sono temporanei, sono costanti. Tuttavia, i finanziamenti, i bandi e le donazioni (come i cicli del 5x1000) seguono spesso logiche stagionali o scadenze rigide.

Il panorama normativo per le ODV (Organizzazioni di Volontariato) è diventato estremamente rigoroso.

La trasparenza e l'adeguamento legislativo sono sacrosanti, ma comportano un carico amministrativo notevole.

 Passare dal concetto di "integrazione" (ti faccio spazio nel mio mondo) a quello di "inclusione reale" (costruiamo un mondo insieme).

Quando promuoviamo un progetto – che sia l'avviamento di una nuova sezione sportiva inclusiva o un corso di formazione specifico – la sfida è far capire alle istituzioni e alla comunità che non stiamo facendo un "favore" o un'opera di carità, ma stiamo garantendo un diritto fondamentale.

DOMANDA:

L'impatto sul territorio e i traguardi raggiunti ​"In questi anni di attività, AIDA Onlus è diventata un punto di riferimento importante. Se dovesse scegliere un progetto o un traguardo specifico di cui va particolarmente fiera, quale racconterebbe per descrivere il reale impatto dell'associazione sulla vita delle persone e delle loro famiglie?"

RISPOSTA:

Se dovessi isolare un solo traguardo, non parlerei di un singolo momento celebrativo, ma di un percorso che per noi rappresenta la sintesi perfetta di ciò che siamo: l'unione tra la formazione, aggregazione e lo sport inclusivo.

Penso, in particolare, all'impatto straordinario che stiamo avendo attraverso ormai acclarato tiro con l'arco, l'avviamento delle nostre sezioni sportive dedicate, come il karate inclusivo, e i percorsi formativi specialistici come i corsi di Lingua dei Segni Italiana (LIS).

Per molte famiglie con disabilità, la prima barriera è l'isolamento.

Troppo spesso lo sport o la formazione avanzata vengono percepiti come mete irraggiungibili o contesti in cui i propri figli rischiano di non essere compresi.

Aver trasformato la nostra associazione in un luogo in cui i genitori non si sentono più soli, vedere un papà o una mamma che guardano il proprio figlio indossare un judogi abbracciare un arco, partecipare attivamente, superare i propri limiti fisici e relazionali in totale sicurezza, è il traguardo più grande.

Abbiamo restituito alle famiglie la normalità del diritto allo sport e alla socialità.

Non siamo più noi a dover bussare alle porte per chiedere uno spazio; oggi è il territorio che riconosce nelle nostre iniziative un valore aggiunto imprescindibile.

I nostri ragazzi non sono spettatori della società, ne sono diventati protagonisti attivi.

Scegliere un solo progetto è difficile perché ogni barriera culturale abbattuta rappresenta un pezzo di quel traguardo.

Ma se devo riassumerlo in un'immagine, la vittoria più grande è il sorriso e l'autonomia di un ragazzo che, grazie ad AIDA, ha scoperto di poter fare qualcosa che la società gli diceva essere impossibile. Questa è la nostra coppa più bella.

DOMANDA:

Abilitazione, inclusione e barriere (culturali e fisiche) ​"Spesso si parla di barriere architettoniche, ma quelle culturali sono altrettanto difficili da abbattere. Dal suo osservatorio privilegiato, a che punto siamo in Italia con l'inclusione lavorativa e sociale? Qual è il messaggio che AIDA Onlus cerca di trasmettere di più alla comunità e alle istituzioni?"

RISPOSTA:

È una riflessione necessaria e profonda. Quando si parla di disabilità, l'errore più comune è pensare che il problema si esaurisca con uno scalino o la mancanza di una rampa.

Le barriere architettoniche sono visibili, misurabili e, in teoria, risolvibili con la volontà politica e i giusti investimenti.

Le barriere culturali, invece, sono invisibili, radicate e striscianti.

Si annidano nello sguardo dell'altro, nei pregiudizi inconsci e, purtroppo, anche nelle maglie della burocrazia.

Dal nostro osservatorio, la fotografia dell'Italia oggi presenta luci e ombre nette su due fronti principali:

L'inclusione lavorativa: Nonostante l'impianto normativo (come la Legge 68/99), la realtà ci dice che c'è ancora un enorme divario tra il "collocamento obbligatorio" e l'inclusione reale. Troppo spesso l'inserimento in azienda viene vissuto dal tessuto imprenditoriale come un mero obbligo di legge da assolvere per evitare sanzioni, e non come un'opportunità di valorizzazione del talento.

L'inclusione sociale: Qui si registrano i passi in avanti più significativi, guidati soprattutto dal Terzo Settore.

Lo sport e le attività aggregative stanno dimostrando che, quando l'ambiente è strutturato da professionisti competenti, le differenze sfumano.

Tuttavia, l'inclusione sociale non può dipendere solo dal cuore delle associazioni; deve diventare una priorità strutturale delle istituzioni, garantendo continuità ai servizi e supporto reale alle reti familiari.

 La disabilità non è un limite assoluto, ma una caratteristica. 

Il limite emerge quando il contesto attorno alla persona non è inclusivo.

Se un ragazzo non può accedere a un corso di formazione perché mancano i supporti comunicativi o di sicurezza adatti, il limite è del corso, non del ragazzo.

Le istituzioni devono passare da una logica assistenziale (erogare un sussidio) a una logica abilitativa (creare le condizioni perché la persona possa esprimere il proprio potenziale).

Alla comunità chiediamo di cambiare sguardo: non guardate alla sedia a rotelle o alla difficoltà cognitiva, guardate alla persona, alle sue passioni e alle sue competenze.

Alle istituzioni chiediamo invece di essere alleate concrete delle ODV, snellendo la burocrazia e investendo su modelli sociali e formativi che abbiano come unico fine l'autonomia e la dignità umana.

DOMANDA:

Uno sguardo al futuro e i prossimi passi. ​"Guardando al futuro, quali sono i prossimi obiettivi strategici di AIDA Onlus? C'è un sogno nel cassetto o un nuovo progetto che state pianificando e che guiderà l'associazione nei prossimi anni?"

RISPOSTA:

Guardare al futuro per AIDA non significa semplicemente fare un elenco di cose da fare, ma tracciare una rotta che continui a espandere i confini dell'autonomia per i nostri ragazzi. Come associazione siamo cresciuti molto, e i nostri prossimi obiettivi strategici riflettono proprio questa maturità: vogliamo strutturare percorsi sempre più solidi, stabili e integrati con il territorio.

Se devo guardare ai prossimi anni, gli obiettivi si dividono tra concretezza operativa e un grande, meraviglioso sogno nel cassetto.

Un polo formativo e inclusivo permanente: Il nostro obiettivo a breve termine è consolidare e rendere sistematici i percorsi che abbiamo avviato con successo in primis corso di Lingua dei Segni Italiana (LIS),

  • Potenziamento della struttura digitale e comunicativa: Per far sentire la voce delle persone diversamente abili dobbiamo usare tutti gli strumenti moderni. Investiremo nella digitalizzazione dei nostri processi e in campagne di comunicazione ancora più incisive (come quelle legate al 5x1000) per garantire la sostenibilità finanziaria dei progetti.

 
 
 

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