ENZA PETRILLI: QUANDO LA DETERMINAZIONE DIVENTA STORIA. PUNTARE AL BERSAGLIO E COLPIRE AL CUORE.
- associazioneaida
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DOMANDA: "Enza, hai spesso dichiarato che il tiro con l'arco ti ha 'restituito' una nuova prospettiva di vita dopo l'incidente. In che modo la disciplina e la concentrazione richieste da questo sport ti hanno aiutata a rielaborare il concetto di limite fisico?"
RISPOSTA: Si, come dico sempre il tiro con l'arco mi ha dato la giusta forza per ricominciare a vivere dopo un episodio traumatico che ho vissuto, ovvero l'incidente stradale che mi ha legata per la vita con la mia sedia a rotelle, che io reputo essere la mia libertà.
In generale lo sport mi ha fatto capire che non esiste alcun limite fisico sia a livello sportivo che nella vita in tutte le sue forme, semplicemente ognuno vive la propria vita al meglio, anche con gli ausili di cui necessità.
DOMANDA: "Molte persone con disabilità vedono nei campioni paralimpici dei modelli di riferimento. Qual è il consiglio più importante che daresti a un giovane che, a causa di una disabilità improvvisa, sente di aver perso la propria strada o le proprie passioni?"
RISPOSTA: Il mio messaggio per le persone che come me si ritrovano improvvisamente in letto di ospedale per molto tempo, o con altre forme di disabilità, principalmente, è quello di non darsi mai per vinti e di non mollare, stringere i denti e andare avanti, sempre.
All'inizio ci si sente persi, smarriti, senza più una via da seguire ma con tanta forza di volontà ognuno di noi riesce a trovare la propria strada, a volte anche con passioni differenti rispetto a quelle che aveva prima.
Io proprio per questo qualche anno fa ho deciso di scrivere il libro "io sono la freccia" dove ho messo nero su bianco tutto ciò che provato, dai primi momenti della nuova vita fino ai giorni nostri..e anche io, come tanti altri, ho trovato la mia strada.
DOMANDA:"Oltre alle barriere architettoniche, esistono spesso barriere mentali fatte di pietismo o pregiudizio. Secondo la tua esperienza, quanto è cambiata la percezione della disabilità in Italia grazie ai successi del movimento paralimpico?"
RISPOSTA:Le barriere, a mio avviso, sono più architettoniche che culturali.
Io vivo la mia disabilità da circa 10 anni, e vivo anche in un paesino piccolo della Calabria. Inizialmente, prima di avere le dimissioni dove ho trascorso i primi 6 mesi dopo l'incidente avevo paura di ritornare a casa, paura dello sguardo della gente, paura delle parole che potevano ferirmi però una volta rientrata a casa devo dire che erano tutti miei pensieri forse un pò stupidi anche.
Sicuramente culturalmente c'è qualcosa in cui possiamo migliorare ma secondo me non esistono più quei pregiudizi di una volta.
Il movimento paralimpico sicuramente ha aiutato molto per questo cambiamento.
DOMANDA: "Dietro ogni medaglia ci sono sacrifici enormi, che per un atleta paralimpico possono includere sfide logistiche e fisiche supplementari. Qual è la sfida quotidiana legata alla tua disabilità che il pubblico non vede, ma che rende i tuoi traguardi ancora più preziosi?"
RISPOSTA:Per me l'atleta è atleta e basta, senza differenza tra normodotato o paralimpico. Sicuramente L'atleta paralimpico deve sempre "adattarsi" in ogni tipo di ambiente, che sia un palazzetto dello sport o un posto all'aperto, come dicevo prima esistono ancora molte barriere architettoniche ma quando sono sulla linea di tiro (per me che pratico il tiro con l'arco) io mi sento uguale a tutti gli altri.
Dietro ogni medaglia, ogni successo, c'è sempre tanto lavoro, tanto allenamento che sicuramente in pochi vedono, generalmente di bada più al risultato che a tutto il resto.
DOMANDA:"Enza, il tuo impegno con AIDA Onlus dimostra che la tua missione va ben oltre la linea di tiro. Qual è l'obiettivo più urgente che l'associazione si pone oggi per supportare gli atleti paralimpici, specialmente quelli che vivono in realtà territoriali dove l'accesso allo sport è ancora un privilegio per pochi e non un diritto garantito?"
RISPOSTA:
Con l'Aida Onlus da sempre facciamo progetti nelle scuole, nelle piazze di paese dove facciamo appunto vedere che lo sport paralimpico esiste e può essere praticato da tutti.
Ci mettiamo un grande impegno per far avvicinare più persone possibili allo sport, perché come dico sempre lo sport può salvare la vita di molte persone, come ha salvato la mia.
L'Aida onlus non è solo questo, sono tante le attività che realizziamo in tutta Italia in silenzio a favore di " persone speciali" e non solo.







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