Ivano Bonetti: Il Jolly d’Italia dal cuore buono che Conquistò la Serie A e Diventò Pioniere Oltremanica.
- associazioneaida
- 22 lug
- Tempo di lettura: 3 min

Nel calcio moderno si parla continuamente di "giocatori universali", capaci di coprire più ruoli e adattarsi a ogni contesto tattico. Eppure, per trovare un prototipo perfetto di questa categoria, bisogna fare un salto indietro tra gli anni '80 e '90, riscoprendo la storia di Ivano Bonetti. Centrocampista di gamba, esterno di spinta, all’occorrenza difensore: un vero e proprio "jolly" molto apprezzato dai campioni con cui ha giocato e dai grandi tecnici che lo hanno guidato, capace di cucirsi sul petto lo scudetto con due delle maglie più iconiche del nostro calcio.
Dagli Esordi all'Olimpo con Juventus e Sampdoria
Cresciuto calcisticamente nel Brescia, la squadra della sua città, Bonetti mette subito in mostra un mix di grinta e buona qualità tecnica. Dopo una parentesi al Genoa, fa il grande salto approdando alla Juventus nel 1985, sotto la guida di Giovanni Trapattoni. In bianconero vince subito lo Scudetto (1985-1986) e la Coppa Intercontinentale a Tokyo, ritagliandosi il suo spazio in un gruppo costellato di fuoriclasse del calibro di Platini e Laudrup.
La consacrazione definitiva e l'ingresso nel mito romantico del calcio italiano arrivano però qualche anno più tardi, dopo le ottime stagioni passate a Bologna con Maifredi. Nel 1990 passa alla Sampdoria di Vujadin Boškov. Ivano diventa un tassello prezioso della leggendaria "Samp d'oro", vincendo lo storico e indimenticabile Scudetto del 1991 al fianco di Gianluca Vialli e Roberto Mancini, e raggiungendo l'anno successivo la finale di Coppa dei Campioni a Wembley contro il Barcellona.

Lo Spirito Pionieristico: L'Avventura in Gran Bretagna
Se in Italia Bonetti ha dimostrato di essere un vincente, è nella seconda parte della sua carriera che emerge il suo spirito anticonformista e pionieristico. A metà degli anni '90, quando il flusso di calciatori italiani verso l'estero era ancora un fenomeno rarissimo, Ivano sceglie la via del Regno Unito.
Grimsby Town (1995): Diventa un vero e proprio idolo dei tifosi in seconda divisione inglese. Un'avventura intensa, rimasta celebre anche per l'incredibile temperamento dell'ambiente.
Crystal Palace e Dundee (2000-2002): In Scozia, al Dundee, assume il doppio e affascinante ruolo di allenatore-giocatore, portando con sé il fratello Dario nello staff e creando una vera e propria colonia "italiana" in grado di regalare spettacolo ed entusiasmo nella massima serie scozzese.

Il "Dopo Calcio": Tra Solidarietà Giovani e Imprenditoria
E’ da anni impegnato nel sociale, scende in campo per partite di solidarietà ed eventi legati al terzo settore ed al mondo della disabilità.
E’ amico dell’ AIDA onlus da oltre 10 anni e la sua sensibilità lo porta ad essere sempre vicino a persone speciali.
Oltre al calcio, Bonetti ha saputo reinventarsi con successo nel mondo dell'imprenditoria, dimostrando che la stessa duttilità mostrata in campo può essere una risorsa preziosa anche nella vita di tutti i giorni. Rimane, per tutti gli appassionati, il simbolo di un calcio genuino, coraggioso e vincente.
Appesi gli scarpini al chiodo, Ivano Bonetti non ha mai abbandonato la sua visione del mondo sportivo e la sua schiettezza. Dopo diverse esperienze da dirigente (tra cui i settori giovanili di Rimini e Vis Pesaro), ha scelto di dedicarsi all'insegnamento privato dei giovani calciatori con una filosofia molto chiara: rimettere al centro il divertimento dell'oratorio, la fantasia e la capacità del bambino di pensare con la propria testa, lontano dagli schemi rigidi dei tatticismi precoci.





Commenti